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Piazza 5 luglio 1944

Piazza 5 luglio 1944 è la piazza principale del paese, fu ricavata dal riempimento della rocca iniziato nella prima metà dell’800. L’attuale titolo ricorda l’incendio del paese dovuto alla rappresaglia nazi-fascista avvenuto appunto il giorno 5 di luglio del 1944. Precedentemente la piazza era intitolata a ricordo di Giuseppe Daperis, nato ad Asti nella seconda metà del '700, che volle lasciare tutti i suoi beni all’Ospizio di Carità di Mondovì con l’obbligo di mantenere e di procurare una qualche istruzione a dieci giovani piozzesi non abbienti. I ragazzi potevano restare sei anni ospiti dell’Ospizio.
Rimangono a testimonianza degli eventi numerose fotografie che immortalano fasi successive di riempimento della vecchia rocca, i lavori si sono portati avanti per oltre un secolo fino ad arrivare all’attuale conformazione.
Le prime testimonianze fotografiche pervenute sono datate 1900 e mostrano il primo riempimento ottocentesco: precedentemente la rocca lambiva la parete della navata principale della chiesa, un ponte permetteva di uscire dalla porta soprana della villa medioevale e di proseguire la strada per Carrù.

Nel 1829 il Comune, preoccupato per la manutenzione del muro di sostegno della strada e del ponte, che necessitava di interventi annuali, permuta con la Confraternita della Misericordia un terreno all’interno della rocca a ridosso della chiesa, nella permuta viene concesso alla Confraternita di ampliare la chiesa migliorando i locali esistenti con la costruzione della manica laterale che ospita la cappella della Madonna del Carmelo, con il relativo affresco esterno che la raffigura. Il Comune, con un primo riempimento, ha potuto relalizzare la “piazzetta” dove ogni lunedì si svolgeva il mercato settimanale. La Confraternità principiò la costruzione della manica laterale denominata “cappellone” nel 1837 su progetto di Nicolao Pellegrini.
La prima piazza intitolata ad un benefattore del luogo, Giuseppe Daperis, prodigatosi per garantire un’istruzione a giovani piozzesi non abbienti, venne nuovamente intitolata nel 1944 a seguito di un periodo buio causato dal ventennio fascista, che ha portato nel 1944 alla rappresaglia tedesca che ha incendiato numerose abitazioni del paese.
Il periodo fascista è testimoniato attreverso rare fotografie, non ne rimangono purtroppo a testimonianza dell’incendio; è certo che nel paese erano presenti numerosi slogan, dipinti con lettere nere su sfondo ocra sui muri delle case, tre di essi erano in piazza Daperis, più in su, verso Carrù, sulla parete absidale della chiesa di San Bernardo campeggiava un “Mussolini ha sempre ragione”, ad oggi rimane solo il cartiglio, la scritta è stata nascosta con pittura bianca e si intravede solamente con luce radente. La scritta sulla chiesa di San Giovanni, celata da una bacheca per le pubbliche affissioni, è invece tornata alla luce con i recenti lavori di restauro.
Nel 1926 L’Amministrazione Comunale (consiglieri, giunta e sindaco) cessò le funzioni sostituita da un Podestà nominato dal Prefetto ed aiutato dal Segretario politico, a sua volta nominato dal Segretario federale. I podestà che si susseguirono durante il Ventenio furorno:
- Cav. Dott. Giacomo Musso (1926-1938)
- Domenico Bottero di Costamagna divenuta in quegli anni con R.D. frazione di Piozzo (1939-1940)
- Geom. Alfredo Ciravegna di Narzole (1941-1942)
- Cav. Giovanni Nerchiali (1943-1944)
- Riccardo Bosio, Commissario Prefettizio dal 1944 al 1945.
"Sono passate le undici del 5 di luglio del 1944 quando una colonna tedesca con autoblindo, carri armati, armi leggere e mitraglie pesanti prende posizione sul piano della Mellea e apre il fuoco contro Farigliano, squadre di soldati appiccano il fuoco all’abitato come rappresaglia contro un paese considerato covo dei partigiani che giorni prima avevano fatto saltare il ponte sul Tanaro. I piozzesi dall’Alba Rosa osservano, ma qualcuno dalle Verne, forse dalla “Porta Rossa”, spara sulla colonna tedesca. La risposta tedesca è immediata, le mitragliatrici prendono come riferimento i due campanili, quello della Parrocchiale e quello dei Battuti Neri, viene ferita al polpaccio Maria Vietto nel cortile di casa a San Bobbo e scoppia un incendio nella cascina Verna Rossa. Dall’abitato la popolazione fugge, restano gli anziani e poche persone per cercare di salvare qualche cosa. I tedeschi accerchiano il paese e raggiungono la piazza, cercano chi ha suonato la campana (quella di mezzogiorno, pensando che fosse un avvertimento per i partigiani), catturano il parroco, lo portano a Carrù (di lui ci resta un diario di quella tragica giornata) e fucilano sulla piazza, con una raffica di mitragliatrice, Attilio Biamonti, colpevole di custodire bossoli vuoti con i quali giocavano i nipotini.
Una singolare fatalità vuole che Attilio Biamonti risiedesse proprio in quella casa Boffa che ospitava sulla facciata l’inno fascista “credere, obbedire, combattere”. Il tenente Piero Bellino, catturato a Magliano e  portato a Piozzo per essere giustiziato, tenta di fuggire alla fucilazione buttandosi nella rocca, ma anche lui viene raggiunto da una raffica mentre tenta di scavalcare la rete di un orto: il corpo rimarrà lì per due giorni senza che nessuno abbia il coraggio di dargli sepoltura.
Inizia l’incendio delle case, brucia tutto, specialmente la parte alta di Piozzo con una manica del castello, il municipio con il suo archivio e molte case e fabbricati rurali. Solo verso sera, quando i tedeschi se ne saranno andati, si iniziarono a constatare i danni: venti case distrutte, una cinquantina danneggiate, centocinquanta i sinistrati e due morti" (testimonianze raccolte da anziani piozzesi).
Cliccando qui è possibile visualizzare una guida fotografica commentata delle fasi storiche ha hanno portato alla formazione dell'attuale piazza.
Cliccando qui è possibile vedere un documentario a cura di Remo Schellino che racconta la rappresaglia nazifascista del 5 luglio 1944 a Piozzo e Farigliano:
L'estate bruciava la pelle della terra. Le messi si piegavano elastiche al vento caldo di un luglio di guerra che ai bordi delle zone nevralgiche sembrava un brutto sogno lontano. Mani esperte di vecchi contadini compivano gesti abituali, eterni, nonostante la viloenza imperversante, incombente, nonostante notizie drammatiche di perdite e di morti arrivassero dai fronti.
Fuori dal perimetro dei paesi, la Storia scritta da altri, correva rapida verso la sconfitta, non solo di una guerra, ma di un intero sistema di governo che, in nome di una grandezza immaginata, avveva scelto la strada della violenza e, quindi, del dolore.
C'è una piazza nel paese di Piozzo che porta per nome una data: 5 luglio 1944.
E' il ricordo del giorno più lungo che gli abitanti di Piozzo e Farigliano hanno vissuto nel periodo del Secondo conflitto mondiale.
E' stato il giorno della rappresaglia nazifascista subita dagli abitanti dei due paesi.
Bibliografia essenziale
Vadda Cesare, Monografia di Carrù : con cenni storici sui comuni del mandamento (Magliano-Alpi, Clavesana e Piozzo), Dogliani, Tip. ed. Casarico Felice, 1902.
Capello Carlo Felice, Piozzo e la sua storia, Chieri (TO), Officina Grafica Editrice G. Astesano, 1967.
Viotto Rino Priola Felicina, Piozzo tra storia, memoria e tradizione, Comunità di Piozzo, 2003.
 
Fonti d’archivio
Documenti conservati nell’Archivio parrocchiale di Piozzo (colonna 1, piano 3,  numero 20)
Archivio di Stato di Torino, Sala mappe, Piozzo All.A n.74 – All.G n.143, 1813.

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Collegamenti al Servizio:
Fotografie storiche commentate per la scoperta di Piazza 5 luglio 1944
Video "La mietitura interrotta"

Documenti allegati:
Diario di Don Tomatis Diario di Don Tomatis (1,65 MB)
Diario manoscritto di Don Tomatis, tratto dall'Istituto Storico per la Resistenza di Cuneo

1944 Appunti di Achille Arduino 1944 Appunti di Achille Arduino (4,56 MB)
19 agosto 1944 appunti di Achille Arduino sugli avvenimenti occorsi il 5 luglio 1944

1994 Appunti di Don Mario Gallo 1994 Appunti di Don Mario Gallo (1,39 MB)
Appunti del parrocco Don Mario Gallo sugli avvenimenti occorsi il 5 luglio 1944

2008 La famiglia Biamonti torna a Piozzo 2008 La famiglia Biamonti torna a Piozzo (153,21 KB)


2012 Appunti del Sig. Vietti Cesare 2012 Appunti del Sig. Vietti Cesare (2,77 MB)